

La serie ravvicinata di «acque alte» che a Venezia hanno caratterizzato questi giorni è un fenomeno non più normale. Lo ha spiegato, nel corso di un incontro con la stampa, il direttore della Istituzione Centro Previsioni e Segnalazioni Maree, Paolo Canestrelli. In coincidenza con una fase di quadratura (primo quarto di luna) con due soli valori diurni (una alta, una bassa) anziché i normali quattro, l'oscillazione dell'acqua che rimbalza tra Nord e Sud in Adriatico, da giorni continua ad arrivare in fase con il massimo astronomico, il che non era mai successo.
Il dato più importante è però il livello del medio mare, calcolato su tutti gli estremali di massimo e di minimo dell'anno, è di 32.7 cm, contro i 28 dell'anno scorso, i 26 di media degli ultimi dieci anni, i 23 del decennio precedente: segno questo di una netta tendenza all'incremento della massa d'acqua nell'Adriatico e quindi al rialzo del suo livello.
Ma quello dell'acqua alta non è l'unico problema dell'Adriatico. L'altro, anch'esso grave, è quello delle buste di plastica galleggianti a mezz'acqua. Infatti, secondo il rettore dell'Università Tuscia, 4 dei 7 capodogli spiaggiati sul Gargano, in Puglia, sarebbero morti per aver ingerito buste di plastica, pezzi di corda, scatole e contenitori di vari materiali. Gli altri tre li avrebbero seguiti a riva per spirito di branco. Infatti, i capodogli spiaggiati in località Foce Varano, nel comune di Peschici, potrebbero aver scambiato gli oggetti trovati nei loro stomaci per calamari, unico cibo di cui si nutrono. "Quello che sembrava il capobranco - spiega l'esperto - ne aveva lo stomaco colmo. Un po' meno gli altri tre. Ma la morte di tutti e sette gli esemplari è riconducibile al fatto che i tre capodogli che non avevano ingerito oggetti di plastica abbiano seguito il capobranco andando come lui a morire sulla spiaggia. Un comportamento legato allo spirito gregario ai gruppi di giovani maschi".
Ad ingannare i capodogli, facendo loro scambiare le buste di plastica e gli altri oggetti per calamari sarebbe stato secondo l'esperto "l'intenso traffico delle navi nell'Adriatico". I sonar di imbarcazioni militari e civili alla ricerca di idrocarburi al di sotto dei fondali marini "emettono forti ed improvvisi rumori che interferiscono con i sistemi di ricerca di cibo dei capidogli disorientandoli".
Per Nascetti tutti gli attuali spiaggiamenti di cetacei sono riconducibili all'inquinamento materiale e acustico che, dopo la terraferma, sta invadendo anche i mari